Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, la Repubblica di Cuba affida la propria voce a Roberto Diago con il progetto Hombres Libres / Free Man, un’installazione che si annuncia come una delle riflessioni più intense sul tema della libertà e della memoria. Curato da Nelson Ramirez de Arellano Conde e con il commissariato di Daneisy García Roque, il padiglione sarà allestito presso Il Giardino Bianco – Art Space, in via Garibaldi, tra i Giardini e l’Arsenale, e resterà aperto al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

L’opera di Diago si presenta come un potente dispositivo visivo e simbolico: un gruppo di teste scultoree di dimensioni variabili che sembrano avanzare verso lo spettatore, instaurando con lui un confronto diretto, quasi inevitabile. Non si tratta di semplici forme, ma di presenze segnate, attraversate da cicatrici in rilievo che emergono da superfici di metallo ossidato, legno, plastica e materiali di recupero. Una scelta materica coerente con la poetica dell’artista, che da anni utilizza elementi poveri per raccontare storie di resistenza e sopravvivenza. Il cuore del progetto è una dichiarazione netta: la libertà non è una concessione, ma una conquista continua. Non uno stato passivo, bensì una tensione costante che implica memoria, dignità e consapevolezza. In Hombres Libres / Free Man, la cicatrice diventa linguaggio e testimonianza, un segno che rifiuta l’oblio e si impone come prova tangibile di un vissuto che non può essere cancellato.
In questa prospettiva, anche la pelle – evocata nelle superfici delle sculture – assume un valore politico e identitario. Non più superficie neutra, ma vera e propria mappa di traumi e resistenze, in cui ogni segno racconta una storia. La cicatrice, dunque, non è solo ferita, ma affermazione: la dimostrazione di essere sopravvissuti, di aver attraversato la violenza senza esserne annientati. Il concetto di “uomo libero” elaborato da Diago va oltre la definizione giuridica di individuo senza vincoli. È libero chi riconosce i propri segni, chi accetta la propria fragilità e la trasforma in forza, chi mantiene viva l’attenzione di fronte a narrazioni storiche distorte che hanno tentato di cancellare intere identità. Non una rappresentazione vittimistica, ma una genealogia di sopravvissuti che rivendicano la propria esistenza.

Nato all’Avana nel 1971, Diago è oggi una delle figure più autorevoli dell’arte contemporanea cubana. Formatosi all’Accademia Nazionale di Belle Arti San Alejandro, è attualmente docente consulente presso l’Università delle Arti (ISA) e membro dell’Unione Nazionale degli Scrittori e Artisti di Cuba. La sua ricerca, incentrata sull’eredità della diaspora africana e sulle forme contemporanee di oppressione, si sviluppa attraverso pittura, scultura e installazione. Con oltre trent’anni di carriera, l’artista ha esposto in contesti internazionali di primo piano, dall’Università di Harvard al Museo Nacional de Bellas Artes de La Habana, fino alla Casa de América. Le sue opere fanno parte di importanti collezioni, tra cui il Museum of Fine Arts Boston e il Museo Reina Sofía, e sono state presentate in numerose biennali, inclusa la stessa Biennale di Venezia.
Con “Hombres Libres / Free Man”, Cuba porta a Venezia non solo un progetto artistico, ma una dichiarazione politica e culturale che intreccia storia, identità e resistenza. Un invito, rivolto a ogni visitatore, a confrontarsi con le proprie cicatrici e con il significato più profondo della libertà.








