Per troppo tempo Pisa è stata raccontata come una città artisticamente marginale tra Ottocento e Novecento, schiacciata dal peso culturale di Firenze e lontana dai grandi centri della pittura italiana. La mostra I fratelli Gioli e la pittura a Pisa fra ‘800 e ‘900, allestita a Palazzo Blu, nasce invece proprio per ribaltare questa visione e restituire al territorio pisano il ruolo che merita nella storia dell’arte italiana.
Una mostra dedicata ai fratelli Gioli
Al centro del progetto espositivo ci sono Francesco e Luigi Gioli, due figure decisive della cultura figurativa toscana tra Otto e Novecento. Pittori profondamente legati alla lezione dei Macchiaioli, ma capaci di andare oltre quella stagione, i fratelli Gioli svilupparono una ricerca autonoma fatta di paesaggi, scene rurali, studio della luce e attenzione al dato naturale. La loro opera diventa qui il punto di partenza per raccontare una stagione artistica molto più ricca e articolata di quanto comunemente si creda. Curata da Stefano Renzoni, con una sezione grafica affidata a Bianca Cerrina Feroni, l’esposizione riunisce oltre cento dipinti insieme a un importante nucleo di disegni, molti dei quali inediti. È proprio questa dimensione più privata e laboratoriale a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della mostra. I fogli provenienti dall’archivio di famiglia permettono infatti di entrare nel processo creativo dei due artisti, mostrando studi preparatori, appunti visivi e sperimentazioni che raramente il pubblico ha avuto occasione di vedere. Tra i materiali esposti compaiono i disegni preparatori per opere celebri di Francesco Gioli come Pesca alla Sciabica e Boscaiole di San Rossore, accanto agli studi di animali e alle vedute urbane realizzate da Luigi. Un patrimonio che restituisce un’immagine più intima dei due pittori e che aiuta a comprendere il rigore e la sensibilità del loro lavoro


Una mappa della pittura pisana
La mostra però non si limita ai Gioli. Il percorso costruisce infatti una vera mappa della pittura pisana tra i due secoli, facendo emergere relazioni, influenze e presenze artistiche di grande rilievo. Accanto ai protagonisti della Macchia — da Giovanni Fattori a Silvestro Lega e Vincenzo Cabianca — trovano spazio artisti che svilupparono percorsi autonomi, come Vittorio Corcos ed Ernesto Rayper. Particolarmente significativa è anche l’attenzione dedicata alla cosiddetta Scuola di Bocca d’Arno esperienza nata tra Marina di Pisa e il Gombo attorno alla figura di Nino Costa. In quelle zone si sviluppò un ambiente creativo vivace e sperimentale frequentato da numerosi artisti, tra cui Plinio Nomellini, presente in mostra con un’opera già esposta alla Biennale di Venezia. Emergono inoltre figure meno conosciute ma fondamentali per comprendere il clima culturale dell’epoca, come Amedeo Lori, protagonista di una raffinata stagione divisionista, e artisti quali Spartaco Carlini e Giuseppe Viviani.

L’allestimento accompagna il visitatore attraverso sei sezioni tematiche che ricostruiscono il passaggio dalla stagione macchiaiola alle sue successive evoluzioni. Dalla Scuola di Staggia legata alla bottega di Carlo Markò fino all’eredità lasciata dalla Macchia nella pittura pisana del Novecento, il percorso restituisce il senso di una tradizione artistica viva, complessa e tutt’altro che periferica. A rendere ancora più preziosa l’esposizione contribuiscono i numerosi prestiti provenienti da musei, collezioni private e dagli stessi eredi dei fratelli Gioli, che hanno concesso opere mai uscite prima dalle raccolte familiari. La mostra è accompagnata da un catalogo pubblicato da Felici Editore ed è promossa da Palazzo Blu con il contributo di Fondazione Pisa.

INFO
“I fratelli Gioli e la pittura a Pisa fra ‘800 e ‘900”
Palazzo Blu, Pisa
16 maggio – 6 settembre 2026
dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 19.00;
il sabato, la domenica e nei festivi dalle 10.00 alle 20.00
Per info palazzoblu.it








