In che modo il celebre pittore e muralista e la sua cerchia hanno influito nella definizione dell’identità artistica del Messico contemporaneo? Prova a spiegarlo, con l’esposizione di 140 opere – di cui trenta firmate da Diego Rivera – arrivate dal Messico in molti casi per la prima volta, la mostra Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo, una vasta e intensa retrospettiva che, fino al 13 dicembre 2026 a Villa Caffarelli ai Musei Capitolini, propone un viaggio attraverso la storia culturale e politica del Paese centro americano, raccontando una rivoluzione estetica che ha saputo coniugare tradizione, impegno sociale e modernità. Il percorso mette in luce come questo gruppo di artisti abbiano contribuito alla nascita di un linguaggio visivo autenticamente messicano, capace di dialogare con le avanguardie internazionali senza rinunciare alle proprie radici.

Oltre 14o opere scelte per raccontare la nascita di un immaginario artistico rivoluzionario
Con un allestimento dai colori accesi che rimanda al mondo messicano e un notevole numero di opere in esposizione a rendere conto di una fiorente produzione, la mostra – curata da Miguel Fernández Félix, direttore del Museo Kaluz, e ad Alberto González Torres, direttore del Museo Robert Brady – presenta opere di alcuni dei più significativi protagonisti della scena artistica messicana tra XIX e XX secolo. Tra questi figurano Frida Kahlo, ovviamente, José María Velasco, José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros, María Izquierdo, Rufino Tamayo, Roberto Montenegro, Saturnino Herrán e numerosi altri artisti che hanno contribuito alla costruzione dell’immaginario moderno del Paese. A completare il percorso sono presenti anche materiali audiovisivi e fotografie storiche, tra cui gli scatti realizzati da Tina Modotti che immortalano Rivera in alcuni momenti significativi della sua vita.

Grazie al racconto del lungo percorso storico che prende avvio dall’indipendenza del Messico nel 1821 e dalla successiva ricerca di una propria identità culturale, la mostra – promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta in collaborazione con MetaMorfosi Eventi e con il Museo Kaluz di Città del Messico, con il supporto di Zètema Progetto Cultura e il patrocinio dell’INBAL, Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del Messico, e dell’Ambasciata del Messico in Italia – ricostruisce attraverso dipinti, documenti e testimonianze artistiche il modo in cui l’arte divenne in quel particolare contesto uno strumento fondamentale per rappresentare una nazione giovane, complessa e in continua trasformazione. In questo processo, la produzione artistica assume una funzione non solo estetica ma anche politica e sociale, contribuendo a definire l’immagine del Messico nel panorama internazionale.

Oltre la lezione del Muralismo
Pur senza dimenticare la stagione del Muralismo, movimento nato all’indomani della Rivoluzione messicana e destinato a lasciare un’impronta profonda nella storia dell’arte del Novecento perché, sostenuto dal ministro dell’Istruzione José Vasconcelos e sviluppato da artisti come José Clemente Orozco, David Alfaro Siqueiros e Diego Rivera, trasformò gli spazi pubblici in strumenti di educazione e partecipazione collettiva, la mostra segue l’evoluzione artistica del gruppo di artisti che traghettarono l’arte messicana verso la modernità. Lo fa mettendo in risalto le profonde influenze che ereditarono dalla lezione europea, grazie alla formazione accademica di Rivera e dei suo amici, i loro anni trascorsi in Europa dove il dialogo con le avanguardie artistiche, la scena condivisa con artisti come Picasso, la possibilità di studiare e confrontarsi con i grandi europei dell’epoca, contribuì a dar forma a quel rinascimento culturale sviluppatosi dopo la Rivoluzione. Queste esperienze ampliarono il vocabolario dell’arte moderna messicana oltre i confini del realismo sociale e l’esposizione evidenzia il costante equilibrio tra tradizione e innovazione, tra memoria storica e sperimentazione formale.

La profonda influenza che Italia, Spagna e Francia ebbero sulla nascita di un linguaggio artistico unico
A raccontare come questi artisti furono capaci di introiettare paesaggi e visioni tipicamente europei rivisitandoli alla luce di quell’impronta tutta messicana che deriva dalla forte presenza animale, dall’intenso colorismo, dalle forme debordanti e dalla vivacità di un ambiente umano vario e variopinto, le sale dentrali dell’esposizione dedicate ai soggiorni che Rivera e i suoi trascorsero in Italia, in Spagna e in Francia. Attraversando simbolismo e cubismo, imparando dai maestri classici come Giotto, Masaccio e Michelangelo, ma anche da quelli contemporanei come Picasso, Cèzanne e De Chirico, quelli che sarebbero poi stati ricordati nella storia dell’arte come i Muralisti riuscirono a creare un linguaggio nuovo e unico. “La storia dell’arte moderna messicana è, in questo senso, una straordinaria lezione di libertà – racconta Pietro Folena, Presidente di MetaMorfosi Eventi che ha prodotto e organizzato la mostra in collaborazione con il Museo Kaluz e Zetema Progetto Cultura. – Gli artisti che incontriamo lungo il percorso espositivo non scelgono tra tradizione e innovazione, tra radici e apertura, tra identità e cosmopolitismo. Scelgono di abitare quella tensione creativa. Trasformano il dialogtra mondi differenti in una sorgente inesauribile di energia culturale”.


Gualtieri: “Arte come definizione di una nuova identità messicana”
Anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha voluto sottolineare nel corso dell’inaugurazione come la mostra “restituisce al pubblico la forza di una stagione artistica in cui, soprattutto dopo la Rivoluzione messicana del secondo decennio del Novecento, l’arte divenne uno strumento di ricostruzione civile, di emancipazione popolare, di riflessione collettiva e di definizione di una nuova identità messicana: profondamente radicata nella propria storia e nelle culture indigene, ma al tempo stesso pienamente moderna, internazionale e cosmopolita”.
INFO
Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo
Musei Capitolini – Villa Caffarelli
Piazza del Campidoglio 1 – 00186 Roma
9 giugno – 13 dicembre 2026
aperto tutti i giorni dalle 9,30 alle 19,30








