I Troiani: Paride, Elena, Priamo, Ecuba, Cassandra, Ettore. I Greci: Agamennone, Menelao, Achille, Patroclo, Enea, Lavinia, Ascanio. E infine i Romani: Romolo, la lupa e Augusto. Troia e Roma. Miti, leggende, storie del Mediterraneo antico, da oggi fino al 18 ottobre 2026 al Colosseo, è un progetto espositivo senza precedenti perché mette in dialogo due delle città più emblematiche dell’antichità e ricostruisce, attraverso archeologia, letteratura e storia, il lungo filo che unisce la Troia omerica alla nascita di Roma. Non è solo archeologia, ma una riflessione sulle origini, sull’identità e sulla capacità dei miti di attraversare i secoli, trasformandosi in strumenti di dialogo tra popoli diversi. All’interno dell’Anfiteatro Flavio, simbolo della romanità, annunciato da una replica in grandi dimensioni del Cavallo di Troia, il racconto della guerra più celebre dell’antichità e della nascita della Città Eterna torna così a parlare al presente, ricordando come la storia del Mediterraneo sia, prima di tutto, una storia di incontri, scambi e contaminazioni culturali.


Il racconto dell’intreccio tra le due sponde del Mediterraneo
L’iniziativa rappresenta una prima assoluta nel panorama museale internazionale. Mai prima d’ora, infatti, un’esposizione aveva affrontato in maniera sistematica e scientificamente aggiornata il complesso intreccio di rapporti storici, culturali e mitologici che lega le due sponde del Mediterraneo, dall’Anatolia all’Italia. Il risultato è una narrazione che attraversa quasi tre millenni di storia, dalle civiltà dell’Età del Bronzo fino all’età augustea, quando il mito troiano divenne uno dei pilastri ideologici della Roma imperiale. Promossa dal Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura italiano e dalla Direzione Generale dei Beni Culturali e dei Musei del Ministero della Cultura e del Turismo turco, la mostra si inserisce nelle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo e assume un forte valore di diplomazia culturale. L’obiettivo è consolidare la cooperazione tra Italia e Türkiye attraverso la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, considerato strumento di dialogo, crescita e sviluppo sostenibile. “Realizzata grazie alla collaborazione tra il Ministero della Cultura italiano e il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye – scrive nella presentazione al catalogo il Ministro Mehmet Nuri Ersoy – la mostra ci invita a rileggere Troia, la Guerra di Troia e i legami politici, culturali e mitologici stabiliti tra Roma e l’Anatolia. L’esposizione va ben oltre il racconto di una singola guerra o leggenda: esplora gli scambi politici e culturali avvenuti nel Mediterraneo orientale alla fine del II millennio a.C. e riflette su come questi abbiano continuato a risuonare fino ai giorni nostri, promuovendo al contempo un rinnovato dialogo tra le due aree geografiche”. Curata da Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Bülent Gönültaş, Mehtap Ateş, Deniz Doğu Yöndem e Rüstem Aslan, l’esposizione propone una lettura integrata delle fonti letterarie e delle testimonianze materiali, restituendo al pubblico un quadro aggiornato delle conoscenze scientifiche su Troia e Roma e sul modo in cui i rispettivi racconti identitari si sono costruiti e trasformati nel tempo.


Il Colosseo diventa porta d’ingresso nel mito
Il percorso prende avvio già al primo ordine del Colosseo, dove i visitatori sono accolti da una monumentale replica del Cavallo di Troia, simbolo per eccellenza della guerra narrata dai poemi omerici. Da qui si accede allo spazio espositivo allestito al secondo ordine dell’Anfiteatro Flavio, dove sono riuniti oltre 300 reperti provenienti da alcuni dei più importanti musei italiani e turchi. Particolarmente significativa è la partecipazione della Türkiye, che ha concesso in prestito più di duecento opere provenienti da diciannove musei nazionali. Molti dei reperti esposti non erano mai stati presentati prima al pubblico italiano, rendendo la mostra un’occasione irripetibile per osservare materiali di straordinario valore storico e archeologico. “Con questa mostra – si legge nella presentazione al catalogo del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli – il Ministero della Cultura italiano e il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Türkiye intendono far conoscere al vasto pubblico internazionale del Parco archeologico del Colosseo le vicende straordinarie di queste due città e dei loro antichissimi legami, in un racconto che intreccia storia, archeologia e mito. Oltre a illustrare con rigore scientifico i nudi fatti per come la ricerca contemporanea è in grado di ricostruirli, l’esposizione valorizza anche il pensiero mitistorico, secondo l’accezione di Andrea Carandini, come ermeneutica della realtà storica in grado di ricomprendere le leggende e la religione nell’organizzazione della società del tempo, nella prospettiva di consapevole appartenenza a una comune civiltà mediterranea”.

Tra i pezzi più rilevanti figura la celebre tavoletta in argilla iscritta in caratteri cuneiformi rinvenuta nell’antica capitale ittita di Hattuša. Il documento registra il trattato stipulato tra il sovrano ittita Muwatalli II e Alaksandu di Wilusa, una testimonianza considerata fondamentale dagli studiosi perché collega la Wilusa dei testi ittiti alla (W)Ilios della tradizione omerica, fornendo una delle prove più significative dell’esistenza storica della città che avrebbe ispirato il mito di Troia. L’esposizione conduce il visitatore ancora più indietro nel tempo, fino alle culture preistoriche del Mediterraneo. Ne è testimonianza la raffinata statuetta della Dea Madre in marmo proveniente dalla necropoli di Porto Ferro, presso Alghero, databile tra il Neolitico finale e l’Eneolitico. Di grande fascino sono anche le oreficerie in filigrana e granulazione rinvenute da Heinrich Schliemann a Troia e datate tra il 2500 e il 2250 a.C., testimonianza dell’alto livello tecnico raggiunto dalle comunità dell’Anatolia occidentale.


Dalla Troade al Lazio, il viaggio delle origini
Uno degli aspetti più innovativi della mostra è la capacità di intrecciare reperti provenienti da contesti geografici molto diversi per raccontare una storia comune. Tra gli oggetti esposti figurano alcuni corredi funerari della necropoli di Santa Palomba, identificata dagli studiosi come luogo di sepoltura delle aristocrazie latine dell’Età del Ferro. A questi si affiancano la statuetta bronzea di Atena Iliaca proveniente da Castro, nel Salento, e una selezione di preziosi appartenenti al tesoro della dea, testimonianze dei profondi rapporti culturali e religiosi che collegavano l’Italia meridionale al mondo egeo-anatolico. Di particolare interesse è il rilievo di fontana con cinghialessa che allatta i propri cuccioli, proveniente da Palestrina, immagine che richiama il mito dell’età dell’oro e il recupero delle origini troiano-romulee promosso dall’ideologia augustea.
Risale invece al IV secolo a.C. l’urna bronzea con iscrizione rinvenuta nel tumulo di Dardano nella Troade, mentre tra i capolavori dell’arte romana imperiale spiccano alcuni rilievi marmorei provenienti da Afrodisia, decorati con scene tratte dai miti dell’Iliade e originariamente collocati nel tempio dedicato ad Augusto e alla famiglia imperiale. Straordinaria anche la presenza del sarcofago di Aurelia Boitane Demetria, recuperato nel 1997 dopo uno scavo clandestino. Il monumento funerario, uno dei migliori esempi di “sarcofago asiatico a colonne”, presenta tre episodi scolpiti dell’Iliade e un’iscrizione che ne colloca la realizzazione tra il 212 e il 225 d.C. Dalla Licia proviene invece il celebre mosaico di Teti rinvenuto nell’acropoli di Xanthos, databile tra il III e il IV secolo d.C.

Quattro sezioni per raccontare una civiltà condivisa
L’esposizione si articola in quattro grandi sezioni che seguono il filo della memoria troiana e romana. La prima è dedicata alla ricostruzione storica, archeologica e topografica di Troia e offre una panoramica sul mondo ittita e sulle molteplici culture dell’Anatolia tra il III e il II millennio a.C. La seconda affronta la Guerra di Troia da una prospettiva insolita: quella dei Troiani. I protagonisti del conflitto, le vicende dell’assedio e la tradizione epica vengono analizzati attraverso un approccio che combina filologia, archeologia e antropologia. Grande spazio è riservato alla figura di Omero e al ruolo svolto dai poemi nella costruzione della memoria collettiva del Mediterraneo. Il percorso culmina con la caduta della città, l’Ilioupersis, e con l’inizio dell’esodo guidato da Enea. La terza sezione segue proprio il viaggio dell’eroe troiano, ricostruito attraverso le fonti letterarie che vanno da Stesicoro a Virgilio e attraverso le evidenze archeologiche. Particolare attenzione è dedicata ai siti dell’Italia meridionale, della Sicilia e del Lazio associati alla tradizione eneadica, mentre una ricostruzione del Lazio tra il XII e il IX secolo a.C. offre gli strumenti per comprendere il contesto storico entro cui il mito si sviluppò. La quarta e ultima sezione è dedicata a Romolo e alla fondazione di Roma. Attraverso reperti e testimonianze figurative viene illustrato il processo attraverso il quale i Romani elaborarono la propria origine troiana, trasformandola in un elemento centrale dell’identità politica e culturale della città. Il percorso si conclude con l’età di Augusto, con Virgilio e con la definitiva consacrazione della saga di Enea come racconto fondativo dell’Impero.


Per Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, l’esposizione rappresenta il primo risultato di un più ampio progetto di collaborazione internazionale: “La mostra presenta al pubblico i primi risultati del progetto di valorizzazione delle comuni radici storiche tra Italia e Türkiye promosso dal Ministero della Cultura tramite il Dipartimento per la Valorizzazione del patrimonio culturale in collaborazione con la Direzione Generale del Patrimonio Culturale dei Musei della Repubblica di Türkiye. Il progetto, elaborato dal Dipartimento nell’ambito delle linee di azione del Piano Mattei per l’Africa e il Mediterraneo allargato, prevede la realizzazione di una serie attività di ricerca, disseminazione e valorizzazione, con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Türkiye, promuovere a livello internazionale la conoscenza dei rispettivi patrimoni culturali e favorire modelli di sviluppo basati su un turismo sostenibile e di qualità”.









