C’è un paesaggio che attraversa tutta la pittura di Renato Guttuso: è quello del Mediterraneo, della luce intensa, dei colori assoluti, delle comunità che hanno costruito la propria identità nel rapporto quotidiano con la terra. Da questa prospettiva prende forma “Renato Guttuso. Il respiro della terra”, la mostra allestita negli spazi del Monte Granatico di Orosei e visitabile fino al 27 settembre.
Curata dallo storico dell’arte Lorenzo Canova e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi, l’esposizione riunisce trentaquattro opere originali del maestro, offrendo un percorso che restituisce la complessità di uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana del Novecento. Non soltanto il pittore dell’impegno civile, delle grandi narrazioni sociali e della figurazione, ma anche l’artista che ha saputo trasformare il rapporto tra uomo e natura in una riflessione di respiro universale.


Il titolo della mostra coglie uno degli aspetti più autentici della sua ricerca. La terra, infatti, non è mai semplice scenario. È una presenza viva, custode di memoria, lavoro, sacrificio e bellezza. Nei suoi dipinti il paesaggio dialoga continuamente con la figura umana; gli alberi, i frutti, i campi, i mercati e gli oggetti della quotidianità diventano protagonisti di una pittura nella quale il reale è attraversato da una tensione espressiva che supera ogni intento descrittivo.
Il realismo della natura
Guttuso appartiene a quella generazione di artisti che hanno raccontato il Novecento senza rinunciare alla forza della figurazione. In un secolo segnato dall’affermazione delle avanguardie astratte, la sua scelta di restare fedele alla realtà non rappresentò un ritorno al passato, ma una precisa posizione culturale. La realtà, nelle sue tele, è sempre interpretata, intensificata, trasformata dal colore e dalla materia pittorica. È un realismo che non copia il mondo, ma ne restituisce la vitalità, le contraddizioni e la forza emotiva. Anche per questo la sua opera continua a parlare al presente. I paesaggi, i lavoratori, le nature morte dai colori accesi raccontano un Mediterraneo inteso non come semplice geografia, ma come spazio culturale condiviso. È facile riconoscere, nelle atmosfere evocate da Guttuso, valori che appartengono anche alla Sardegna: la centralità del paesaggio, il legame con la cultura rurale, il ritmo delle stagioni, la dignità del lavoro e la memoria delle comunità.


Promotore dell’iniziativa, assieme all’Associazione Metamorfosi che ha ideato il progetto espositivo, il Museo “Don Giovanni Guiso”, che contribuisce inoltre con tre opere provenienti dalla Collezione Guiso, una delle quali normalmente conservata nelle proprie sale, creando un dialogo tra il patrimonio permanente dell’istituzione e il percorso dedicato a Guttuso. L’allestimento del Monte Granatico diventa così molto più di una sede espositiva. Un edificio profondamente legato alla storia economica e sociale della comunità ospita oggi un artista che della terra ha fatto il centro della propria ricerca. Un incontro che appare quasi naturale: il granaio della memoria collettiva accoglie una pittura che continua a interrogare il rapporto tra uomo, paesaggio e identità.










