Lunedì 2 Novembre 2026

Warhol vs Banksy, Castello di Barletta (testata sinistra)

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Warhol vs Banksy, Castello di Barletta

Edina Altara, a Nuoro alla scoperta di un’artista sarda misconosciuta

7 min di lettura

Dal 7 novembre 2026 al 2 maggio 2027, Spazio Ilisso racconta attraverso un’ampia retrospettiva la vicenda artistica di Edina Altara, protagonista originale del Novecento italiano. Un percorso tra pittura, illustrazione, moda, ceramica e design che restituisce centralità a una figura capace di superare le tradizionali distinzioni tra arte e arti applicate.

Decorazione in trompe l’oeil, Edina Altara e Gio Ponti

C’è un filo che attraversa tutta la produzione di Edina Altara: la libertà di trasformare la creatività in un territorio senza confini, dove pittura, decorazione, illustrazione e progettazione dialogano senza gerarchie. A questa personalità poliedrica, ancora oggi non pienamente riconosciuta nella storia dell’arte italiana del Novecento, è dedicata Edina Altara. Una fantasia moderna, la mostra che Spazio Ilisso, a Nuoro, inaugura sabato 7 novembre 2026 alle ore 11.

Curata da Giuliana Altea, con progetto espositivo di Antonello Cuccu e allestimento di Artigianato & Design, la rassegna nasce con il sostegno della Fondazione di Sardegna, si accompagna a un catalogo pubblicato da Ilisso Edizioni e rappresenta la più ampia ricognizione mai realizzata sull’opera dell’artista sassarese.

Non una semplice successione di opere, ma un racconto articolato che restituisce la complessità di una ricerca sviluppatasi lungo quasi tutto il secolo scorso, attraversando linguaggi, committenti e contesti culturali differenti. Un’occasione per riscoprire un’artista che ha fatto della contaminazione la propria cifra distintiva, riconoscendo nell’ornamento non un elemento accessorio, ma una componente essenziale dell’espressione contemporanea.

Porta casa Lucano

Una protagonista originale del Novecento

Nata a Sassari nel 1898 e scomparsa a Lanusei nel 1983, Edina Altara si avvicina all’arte seguendo un percorso autonomo, lontano dalla formazione accademica tradizionale. Le prime intuizioni creative prendono forma attraverso il ritaglio della carta e la costruzione di piccoli oggetti, un’attività apparentemente ludica che diventa presto il punto di partenza di una ricerca personale.

Il suo debutto avviene a Milano negli anni Dieci, con collage e giocattoli in cartone caratterizzati da forme essenziali, accostamenti cromatici vivaci e suggestioni riconducibili alle avanguardie primitiviste e cubofuturiste. La freschezza di queste sperimentazioni attira rapidamente l’attenzione della critica. Tra coloro che ne riconoscono il talento figurano Raffaello Giolli, Margherita Sarfatti e Vittorio Pica, allora segretario della Biennale di Venezia.

Dal 1918 Altara amplia il proprio campo d’azione dedicandosi all’illustrazione. Le sue immagini trovano spazio in numerose pubblicazioni, tra cui Il Giornalino della Domenica, Cuor d’Oro, Il Balilla e La Donna. Si tratta di un’attività che le permette di raggiungere un pubblico sempre più ampio e di affinare un linguaggio visivo nel quale la precisione del disegno si accompagna a una spiccata sensibilità decorativa. Un passaggio importante della sua carriera è rappresentato dal matrimonio, nel 1922, con Vittorio Accornero, illustratore conosciuto anche con lo pseudonimo di Max Ninon. I due costruiscono un’intensa collaborazione professionale, firmando insieme copertine e tavole con il nome di Edina e Ninon. Un sodalizio che unisce due personalità artistiche e che contribuisce alla diffusione del loro lavoro nel mondo editoriale.

La separazione, nel 1934, segna invece una fase difficile. Le conseguenze professionali della rottura con Accornero la costringono a ripensare il proprio ruolo e a cercare nuove possibilità espressive. Altara reagisce reinventandosi: si dedica alla moda e alla ceramica, sviluppando creazioni nelle quali il riferimento alla tradizione popolare si combina con una sensibilità moderna. Le sue

, realizzate anche per la manifattura Lenci e altre aziende, testimoniano la capacità di trasferire il proprio immaginario in oggetti destinati alla vita quotidiana. Alla fine degli anni Trenta torna inoltre a collaborare con il mondo dell’editoria, soprattutto con riviste femminili e di moda come Grazia, Per voi signora e Rakam.

Edina Altara in maschera

L’incontro con Gio Ponti e la stagione del design

Uno dei capitoli più significativi della vicenda artistica di Altara è quello legato alla collaborazione con Gio Ponti, figura centrale dell’architettura e del design italiano del Novecento.

Il rapporto professionale, sviluppatosi soprattutto tra il 1945 e il 1954, apre nuove prospettive alla sua ricerca. Attraverso Ponti, l’artista entra in relazione con un universo progettuale nel quale architettura, arredamento, decorazione e arti applicate partecipano alla costruzione di un ambiente unitario.

Altara realizza arredi, specchi dipinti e pannelli decorativi, sperimentando in particolare la pittura su cristallo. Le sue opere contribuiscono a caratterizzare mobili e ambienti progettati dall’architetto, dimostrando come il linguaggio decorativo possa diventare parte integrante dell’architettura moderna.

La mostra di Nuoro dedica a questa collaborazione uno spazio di particolare rilievo, presentando materiali e testimonianze che consentono di approfondirne per la prima volta la portata in maniera così estesa.

Tra i pezzi più significativi figura la porta della casa Lucano a Milano, realizzata nel 1951. L’opera appartiene a un progetto abitativo nel quale Ponti sperimenta una concezione particolarmente libera e fantasiosa dell’interior design. La porta, con la sua ricchezza decorativa, diventa un esempio emblematico dell’incontro tra la visione architettonica di Ponti e la sensibilità figurativa di Altara.

Ad arricchire questa sezione sono anche alcune lettere illustrate inviate dall’architetto all’artista e due ritratti che Ponti le dedicò. Documenti che restituiscono non soltanto una collaborazione professionale, ma anche la stima e il dialogo creativo tra i due.

Foto di gruppo

Il decorativo come linguaggio della modernità

La ricerca di Edina Altara si distingue per una caratteristica che attraversa tutte le sue stagioni creative: il superamento della separazione tra arti maggiori e arti applicate.

In un secolo nel quale una parte importante della cultura artistica guardava con diffidenza alla decorazione, considerandola un elemento secondario rispetto alla purezza delle forme, Altara sceglie una strada diversa. Per lei il colore, il motivo ornamentale, la composizione e il dettaglio non sono aggiunte decorative, ma strumenti attraverso i quali costruire un’identità visiva.

Il suo immaginario combina riferimenti colti e suggestioni popolari, geometrie moderne e gusto per la narrazione, eleganza formale e una componente di apparente ingenuità. Ne deriva un linguaggio riconoscibile, capace di adattarsi a supporti e destinazioni differenti senza perdere coerenza.

Questa libertà si manifesta anche nelle opere degli ultimi anni. Quando il cambiamento del gusto e la crescente centralità della fotografia riducono gli spazi dell’illustrazione, Altara continua a sperimentare, dedicandosi a collage e assemblaggi nei quali riaffiorano ironicamente atmosfere ottocentesche e immagini della tradizione religiosa.

Sono emblematici gli Interni vittoriani del 1960 e gli Altarini degli anni Sessanta, lavori nei quali l’artista rielabora materiali e iconografie con uno sguardo personale, ironico e talvolta provocatorio.

Interno vittoriano

Una mostra attraverso tutte le stagioni creative

Il percorso espositivo di Spazio Ilisso intende restituire questa varietà attraverso una selezione ampia di opere, documenti e testimonianze. L’unica grande assenza materiale è rappresentata dai giocattoli in cartone degli esordi, andati perduti a causa della fragilità dei materiali, ma documentati attraverso fotografie storiche. Per il resto, i diversi ambiti della produzione di Altara trovano spazio nella rassegna: dai collage di carte colorate, caratterizzati da composizioni geometriche e cromatismi intensi, alle ceramiche, dalle illustrazioni editoriali alle cartoline, fino alle immagini pubblicitarie, ai calendarietti profumati e ai figurini di moda. Non mancano i dipinti realizzati su supporti differenti, dalla tavola alla lavagna, fino al cristallo, testimonianza della continua ricerca dell’artista sulle possibilità espressive dei materiali.

Particolarmente interessante è anche l’attenzione riservata alla costruzione della propria immagine pubblica. Una serie di fotografie mostra infatti Altara mentre indossa abiti e composizioni elaborate da lei stessa, trasformando il proprio aspetto in una sorta di estensione della ricerca artistica. La moda diventa così un ulteriore spazio di sperimentazione, nel quale l’artista mette in scena un ideale personale di eleganza e fantasia. La varietà delle opere esposte permette di seguire l’evoluzione del suo linguaggio, dagli esperimenti primitivisti degli esordi alle atmosfere déco, fino alle composizioni decorative del secondo dopoguerra.

Mattonella

Una riscoperta anche al femminile

La retrospettiva assume un significato che va oltre la ricostruzione di una singola carriera. La storia di Altara consente infatti di osservare da una prospettiva particolare le trasformazioni che hanno interessato il lavoro artistico femminile nel corso del Novecento. La sua vicenda si sviluppa in un periodo attraversato da profondi cambiamenti sociali e culturali. Dopo le prime aperture offerte alle donne nel mondo della creatività e dell’editoria, gli anni del fascismo restringono progressivamente gli spazi di autonomia e visibilità. Il secondo dopoguerra introduce nuove opportunità, ma anche trasformazioni radicali nel sistema produttivo e nel rapporto tra arte, artigianato e industria.

Altara attraversa tutte queste stagioni cercando continuamente nuove forme di espressione e nuove possibilità professionali. La sua capacità di reinventarsi racconta una storia di autonomia, competenza e tenacia, ma anche le difficoltà incontrate da un’artista che si muoveva tra discipline spesso considerate marginali dalla storiografia ufficiale. La mostra prende le mosse dagli studi più recenti, in particolare dal volume di Giuliana Altea Edina Altara. Pittrice, illustratrice, decoratrice, pubblicato da Ilisso nel 2025, che ha contribuito a ridefinire il ruolo dell’artista nel panorama della cultura visiva italiana. Un lavoro di approfondimento reso possibile anche dalla ricerca condotta nell’arco di quasi vent’anni da Federico Spano, pronipote di Altara, impegnato nel recupero e nella raccolta delle sue opere.

INFO

  • Mostra: Edina Altara. Una fantasia moderna
  • Sede: Spazio Ilisso, via Brofferio 23, Nuoro
  • Inaugurazione: sabato 7 novembre 2026, ore 11
  • Periodo espositivo: 7 novembre 2026 – 2 maggio 2027
  • A cura di: Giuliana Altea
  • Progetto espositivo: Antonello Cuccu
  • Allestimento: Artigianato & Design
  • Catalogo: Ilisso Edizioni
  • Con il sostegno di: Fondazione di Sardegna
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