Guangzhou – La luce non è soltanto un fenomeno fisico, ma un linguaggio capace di attraversare culture, sensibilità e visioni del mondo. È attorno a questa consapevolezza che il 10 ottobre 2025 il Guangdong Museum of Art (GDMOA) di Guangzhou ha inaugurato la mostra duale “Rifrazione della Luce – Yan Laichao & Milot”, curata da Ji Shaofeng, curatore aggiunto Francesco Corsi, e promossa dal museo stesso. Un progetto espositivo ambizioso che mette in relazione due artisti, entrambi formati in Italia, portatori di poetiche profondamente differenti, chiamati a confrontarsi su uno dei temi più antichi e al tempo stesso più urgenti dell’arte contemporanea: il rapporto tra razionalità ed emozione, struttura e impulso creativo.


Da un lato Milot (Alfred Mirashi), artista e intellettuale che indaga la dimensione razionale della luce, il suo farsi struttura, segno, ordine possibile del reale. Dall’altro Yan Laichao, pittore che affida al gesto e al colore l’energia emotiva della luce, trasformandola in vibrazione, slancio, movimento interiore. Il loro dialogo non procede per contrapposizioni rigide, ma per rifrazioni: la luce, attraversando sensibilità diverse, si moltiplica e si trasforma, diventando ponte tra percezione, materia e interiorità.


La “chiave” di Milot: metafora del terzo millennio
All’interno di questo confronto, la poetica di Milot Alfred Mirashi trova una risonanza particolarmente intensa. Milot Alfred Mirashi, noto semplicemente come Milot, è un artista, scultore e intellettuale di origine albanese, attivo da molti anni in Italia e sulla scena internazionale. La sua formazione artistica e filosofica si è sviluppata tra l’Albania e l’Italia, dove ha maturato un linguaggio personale che unisce rigore concettuale, sensibilità etica e attenzione alla dimensione umana dell’arte. Pittura, scultura e installazione convivono nella sua ricerca, spesso caratterizzata da simboli essenziali – come la chiave – capaci di condensare riflessioni complesse sul sapere, sulla libertà e sulla responsabilità dell’uomo contemporaneo. La sua celebre “chiave”, simbolo ormai riconosciuto a livello internazionale, si impone come metafora centrale della mostra e come emblema di un possibile accesso alla vita del terzo millennio. Non una chiave perfetta, levigata, rassicurante, ma una chiave volutamente “storta”, irregolare. La chiave di Milot non apre porte materiali, ma spazi di senso. Parla di pace, di dialogo interculturale, di una conoscenza che non si fonda sull’arroganza del potere, ma su una sapienza umile e critica, capace di unire idealmente figure come San Francesco e Socrate: entrambi consapevoli che il vero sapere nasce dal continuo mettersi in discussione. L’opera di Milot ricorda che la vera chiave resta profondamente umana: il sorriso, l’accoglienza, la capacità di comprendere l’altro.


Un percorso tra pittura, scultura e luce riflessa
La mostra si arricchisce di importanti presenze scultoree che amplificano il tema della luce come energia trasformativa. In concomitanza con l’esposizione è stata inaugurata la monumentale installazione “Obelisco di Luce” di Helidon Xhixha: una scultura in acciaio inox lucidato a specchio che riflette e moltiplica lo spazio circostante, diventando simbolo visivo dell’intero progetto espositivo. Verticalità, riflessione e trasformazione si fondono in un’opera che dialoga idealmente con le ricerche di Milot e Yan Laichao. Accanto a questa, il pubblico può ammirare anche una scultura della serie Mr. Duck “Spick Stars” dello scultore Junjie Lai, anch’essa realizzata in acciaio specchiante, a testimonianza di come il tema della luce attraversi linguaggi e generazioni differenti.


Un evento internazionale
All’inaugurazione hanno preso parte numerose personalità del mondo culturale e istituzionale: il Direttore del GDMOA Wang Shaoqiang, l’Ambasciatore Riza Poda, il curatore Ji Shaofeng, i professori Jiang Shuzhuo e Milot, gli artisti Yan Laichao e Helidon Xhixha. In particolare, Milot ha guidato il pubblico in una visita immersiva, invitando a contemplare la sottile relazione tra luce, struttura e percezione, trasformando l’esperienza museale in un momento di riflessione condivisa. La mostra resterà aperta al pubblico fino al 6 gennaio 2026, offrendo ai visitatori l’opportunità di attraversare un percorso in cui la luce diventa pensiero, emozione e possibilità di dialogo.


INFO
Location: Guangdong Museum of Art, 38 Yanyu Rd, Ersha Island, Yuexiu District, Guangzhou, Guangdong Province, Cina – 510105
Apertura al pubblico: 10 ottobre 2025 – 6 gennaio 2026
Telefono:
+39 335 7789135
+86 20 8735 1468








