Con l’apertura della mostra “Guttuso, De Pisis, Fontana… L’Espressionismo Italiano” negli spazi suggestivi dell’Ex Chiesa di San Marco – Spazio ARCA, si inaugura a Vercelli, dall’11 settembre 2025, un progetto espositivo che riporta alla luce una delle stagioni più intense e profonde della pittura italiana del Novecento. La mostra, curata da Daniele Fenaroli e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Iannaccone, offre al pubblico un corpus di opere realizzate tra il 1920 e il 1945, molte delle quali mai esposte prima. Provenienti dalla prestigiosa Collezione Giuseppe Iannaccone – una delle raccolte private più significative del nostro Paese – i dipinti raccontano un’arte che, in tempi oscuri, ha scelto di resistere alla retorica del potere e dare voce alle fragilità dell’animo umano.
Il coraggio silenzioso dell’Espressionismo Italiano
Tra i protagonisti dell’esposizione Renato Guttuso, Lucio Fontana, Fausto Pirandello, Aligi Sassu, Emilio Vedova e Renato Birolli. Le loro opere parlano di corpi sbilanciati, città sospese, solitudini, inquietudini, tensioni interiori: un linguaggio pittorico che rifiuta l’enfasi celebrativa del regime fascista per abbracciare l’introspezione e la verità del vissuto umano. In mostra alcuni capolavori come Nudo in piedi (1939) di Fontana, Composizione (Siesta rustica) (1924-26) di Pirandello, Il Caffeuccio Veneziano (1942) di Vedova, e I poeti (1935) di Birolli.


Il presente dialoga con il passato: Norberto Spina
Ma la mostra non si limita a uno sguardo retrospettivo. Inaugura infatti anche un progetto pluriennale che metterà ogni anno in dialogo le opere storiche con un artista contemporaneo. Quest’anno il testimone passa al giovane Norberto Spina, classe 1995, che espone una serie di lavori inediti e site-specific, tra cui un prestito eccezionale dalla Royal Academy di Londra. La pittura di Spina è intrisa di memoria e stratificazioni iconografiche. Il suo linguaggio visivo – fatto di sovrapposizioni di immagini d’archivio, simboli popolari e memorie personali – è capace di riattivare la memoria collettiva con nuovi significati. Emblematica è l’opera Presente (2024), che si confronta con La battaglia dei tre cavalieri (1941) di Aligi Sassu. Se Sassu, nel mezzo della guerra, usa la pittura per denunciare l’inutilità del conflitto, Spina isola una parola scolpita nel Sacrario di Redipuglia per rivelarne la persistente carica simbolica. Due modi diversi – uno epico, l’altro concettuale – di affrontare la stessa tematica. La mostra è patrocinata dalla Regione Piemonte e promossa dal Comune di Vercelli, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, della Provincia di Vercelli, di ASM Vercelli e della Fondazione CRT. Sponsor tecnico: Open Care – Servizi per l’arte.











