ROMA – In un tempo in cui la tecnologia promette di ampliare ogni possibilità umana, dall’intelligenza artificiale alla connessione permanente, l’arte torna a porre una domanda essenziale: cosa significa, oggi, essere davvero umani? Attorno a questa riflessione si sviluppa HI HUMAN – L’uno nell’altro, la prima mostra personale romana di Lorenzo Quinn, in programma dal 23 ottobre al 9 gennaio 2027 negli spazi della Teldil Art Gallery.

Dopo Igor Mitoraj il nuovo progetto della Teldil Art Gallery
Teldil Moreira e la sua Teldil Art Gallery proseguono con Lorenzo Quinn il progetto culturale di questa giovane realtà nata nel 2026 e situata in uno storico edificio che fu sede della Banca d’Italia, proponendosi come luogo di incontro tra grandi maestri, collezionisti e pubblico. La volontà di costruire una programmazione di respiro internazionale, trova nello scultore, tra gli artisti italiani contemporanei più riconosciuti sulla scena internazionale che sceglie di tornare nella città dove è nato, l’ideale proseguimento dopo l’esordio dedicato a Igor Mitoraj.

L’esposizione HI HUMAN – L’uno nell’altro di Lorenzo Quinn alla Teldil Art Gallery di Roma
Progresso tecnologico e dimensione umana il cuore del progetto espositivo
Il percorso espositivo, ospitato negli oltre seicento metri quadrati della galleria di Corso Vittorio Emanuele II, affronta infatti il rapporto tra progresso tecnologico e dimensione umana, proponendo una riflessione sulla centralità dell’empatia, della cura e della presenza reciproca, concentrarsi su ciò che nessuna macchina può sostituire: la capacità di creare relazioni autentiche.
Curata da Marco Giammetta, la mostra gioca fin dal titolo con l’immaginario dell’alta tecnologia. Ma se il linguaggio contemporaneo celebra il “high-tech”, Quinn invita a spostare l’attenzione verso un diverso tipo di evoluzione: quella che riguarda sensibilità, coscienza e capacità di riconoscere l’altro. Non una critica al progresso, bensì un richiamo all’equilibrio tra sviluppo tecnologico e crescita umana.
Le mani ancora una volta in un ruolo centrale
Nella poetica dell’artista le mani, cifra stilistica che lo ha reso celebre nel mondo, assumono ancora una volta un ruolo centrale. Mani che si incontrano, si sostengono, costruiscono ponti simbolici e raccontano la fiducia reciproca. Attraverso il linguaggio scultoreo del bronzo e delle grandi forme monumentali, Quinn prova a rendere visibili sentimenti e valori immateriali come appartenenza, responsabilità e solidarietà. In questo senso HI HUMAN diventa anche una riflessione sul paradosso della contemporaneità: essere costantemente connessi non significa necessariamente essere in relazione.

Mater Roma, dedicata alla sua città natale, al centro del progetto
Al centro del progetto espositivo trova posto Mater Roma, opera inedita concepita appositamente per la Capitale. Si tratta di un omaggio alla città che evita la retorica celebrativa per rileggere il mito fondativo da una prospettiva insolita. Due grandi mani proteggono un cuore all’interno del quale compare la lupa con Romolo e Remo. L’immagine trasforma il racconto delle origini di Roma in una meditazione sulla cura come forza generatrice delle civiltà.

L’opera, che è stata anche presentata in Campidoglio al sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, suggerisce che la grandezza di una comunità non si costruisce soltanto attraverso il potere o la conquista, ma nella capacità di custodire la vita, trasmettere valori e proteggere i più fragili. Il cuore diventa così metafora dell’identità stessa della città: un luogo in cui convivono memoria, appartenenza e senso di comunità. La figura materna evocata dal titolo restituisce al mito romano una lettura contemporanea, fondata sull’amore come principio originario e non sulla sola dimensione eroica della storia. «La vera grandezza – spiega Quinn – non si misura dagli imperi che costruiamo, ma dalle vite che proteggiamo, dai cuori che nutriamo e dall’amore che lasciamo dietro di noi. Perché, prima che Roma diventasse eterna, fu custodita nell’abbraccio dell’amore».







