Mercoledì 28 Ottobre 2026

Warhol vs Banksy, Castello di Barletta (testata sinistra)

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Warhol vs Banksy, Castello di Barletta

Roma, blitz nella galleria che ospita la mostra di Laika: tre incappucciati minacciano il gallerista e vandalizzano le opere

5 min di lettura

Un delle opere di Laika vandalizzate alla galleria rosso20sette

Irruzione in pieno giorno alla Rosso20sette, dove è allestita The Collapse of Democracy.
Il gallerista Stefano Ferraro è stato minacciato e costretto a restare fermo mentre venivano imbrattati tutti i lavori esposti. L’artista: «Un attacco al dissenso e alla libertà di espressione».

@rosso20sette

Un’irruzione in pieno giorno

Un’irruzione in pieno giorno, le minacce a chi lavora in uno spazio culturale e la distruzione deliberata di opere d’arte. È quanto accaduto ieri pomeriggio alla Galleria Rosso20sette, in via del Sudario 39, a Roma, dove tre uomini incappucciati hanno fatto irruzione nei locali che ospitano The Collapse of Democracy, la mostra dell’artista e street artist Laika, imbrattando tutte le opere esposte.

Secondo quanto riferito dall’artista e dal gallerista Stefano Ferraro, i tre avrebbero minacciato quest’ultimo, costringendolo a rimanere immobile mentre procedevano al danneggiamento dei lavori. Un episodio grave, che non riguarda soltanto il patrimonio artistico colpito, ma investe anche la sicurezza delle persone e la libertà di uno spazio dedicato alla cultura e al confronto.

La dinamica descritta restituisce i contorni di un’azione intimidatoria: agire in gruppo, a volto coperto e ricorrendo alle minacce per impedire qualsiasi intervento. Un metodo che assume un significato ancora più inquietante se si considera il contenuto della mostra, incentrata sulle fragilità della democrazia, sulle ingiustizie sociali e sulla difesa dei diritti civili.

@rosso20sette

Laika: «Un fatto gravissimo, un attacco alla libertà di espressione»
Laika ha reagito con fermezza, denunciando la gravità dell’accaduto e inserendolo in un clima che, a suo giudizio, favorisce la normalizzazione della violenza e della repressione nei confronti delle voci critiche.

«L’aggressione squadrista ai danni della galleria, in pieno giorno, da parte di un gruppo di persone incappucciate che hanno immobilizzato e minacciato Stefano, il gallerista, è qualcosa che ci deve far riflettere», ha dichiarato l’artista.

Per Laika, l’episodio non può essere liquidato come un semplice atto di vandalismo. Il bersaglio, sostiene, è anche la possibilità di esprimere idee scomode attraverso l’arte, senza intimidazioni e senza il timore di ritorsioni. «Questa aggressione è la prova che è in atto un processo di deterioramento e di collasso dei valori democratici, ed è stato un attacco al dissenso e alla libertà di espressione», ha aggiunto.

Parole che riportano al centro una questione fondamentale: la possibilità che la violenza venga utilizzata per colpire chi esprime posizioni politiche e culturali non gradite. Quando le minacce diventano uno strumento per zittire un artista e danneggiare le sue opere, a essere messo in discussione non è soltanto il diritto di creare, ma anche quello di esporre, discutere e dissentire.

@rosso20sette

Tra le opere colpite anche il lavoro dedicato a Martin Luther King
Tra i lavori danneggiati c’è anche quello dedicato a Martin Luther King, sul quale compare la frase «L’odio distrugge chi odia». Un particolare dal forte valore simbolico, che l’artista ha richiamato nel suo intervento dopo l’aggressione. Laika ha respinto qualsiasi tentativo di intimidirla, assicurando che quanto accaduto non farà arretrare il suo impegno. «Se il vostro intento era quello di spaventarmi, non solo non ci siete riusciti, ma non avete fatto altro che confermare la mia convinzione di essere dalla parte giusta della storia», ha affermato. E ancora: «È il tempo del coraggio e non della paura. La gente come noi non molla mai. Ci vediamo nelle piazze, sui muri e nelle gallerie». Una risposta che trasforma il tentativo di intimidazione in una nuova presa di posizione pubblica. L’obiettivo di chi ha agito resta da accertare, ma il risultato immediato è stato quello di colpire un’esposizione dedicata proprio alla crisi delle istituzioni democratiche e alla tutela delle libertà.

@rosso20sette

Il gallerista: «Mi hanno impedito di intervenire con le minacce»
Anche Stefano Ferraro ha sottolineato la gravità dell’accaduto, descrivendo una situazione nella quale le minacce gli avrebbero impedito di proteggere le opere e intervenire durante il blitz.

«Hanno usato le minacce per impedirmi di intervenire mentre imbrattavano le opere. È un’aggressione a chi lavora in questo spazio e alla libertà degli artisti che ospitiamo», ha dichiarato.

Ferraro ha quindi ribadito il ruolo che una galleria dovrebbe svolgere nella vita culturale di una città: «Una galleria deve poter essere un luogo di confronto, anche attraverso opere scomode».

È proprio questo uno degli aspetti più preoccupanti dell’episodio. La violenza non si è limitata a danneggiare oggetti, ma è stata accompagnata da minacce rivolte a una persona, utilizzate per impedirle di reagire. Un comportamento che solleva interrogativi sulla sicurezza degli spazi culturali e sulla possibilità di garantire agli artisti la libertà di affrontare temi controversi senza essere esposti a intimidazioni.

@rosso20sette

Una mostra sulle ingiustizie e sulle fragilità della democrazia
Inaugurata il 10 ottobre e prevista fino al 14 novembre, The Collapse of Democracy – States of Injustice, Chapter 2 è curata dal Team 1954 e raccoglie circa venti opere tra tele, lavori su carta e installazioni.

Il progetto nasce dal secondo viaggio di Laika negli Stati Uniti e affronta le contraddizioni della società americana, le ingiustizie strutturali e le politiche dell’amministrazione Trump. Accanto ai lavori di denuncia trovano spazio omaggi a figure e movimenti che hanno segnato la lotta per i diritti civili, oltre a opere dedicate alla causa palestinese. L’esposizione prosegue il percorso avviato nel 2023 con States of Injustice, Chapter 1 e si inserisce nella ricerca artistica di Laika, che utilizza immagini e interventi pubblici per prendere posizione sui conflitti politici e sociali contemporanei.

La mostra diventa così, dopo l’irruzione, il centro di una vicenda che supera i confini del mondo dell’arte. Il contrasto tra i temi esposti e le modalità dell’aggressione rende l’accaduto particolarmente significativo: un’esposizione dedicata alle minacce che gravano sui valori democratici è stata a sua volta colpita da un’azione intimidatoria.

La solidarietà di Obay
Dopo l’accaduto sono arrivati messaggi di solidarietà a Laika da esponenti del mondo politico, dello spettacolo e dell’arte. Tra questi anche quello di Shepard Fairey, l’artista statunitense conosciuto come Obey, incontrato da Laika a Los Angeles.

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