ROMA – Nato da genitori ebrei a Poznań nel 1925, Bauman fuggì nella zona di occupazione sovietica dopo che la Polonia fu invasa dalle truppe tedesche nel 1939, all’inizio della seconda guerra mondiale. Dopo la guerra cominciò a studiare sociologia all’Università di Varsavia.
Verso la fine degli anni Sessanta si trasferì a Leeds dove accettò una cattedra di sociologia. Il periodo più prolifico della sua carriera iniziò dopo il ritiro dall’Università di Leeds, quando si guadagnò una vasta stima fuori dal circolo dei sociologi del lavoro con un libro sulle connessioni tra l’ideologia della modernità e l’Olocausto.
Le sue più recenti pubblicazioni si sono concentrate sul passaggio dalla modernità alla post-modernità e le questioni etiche relative. In particolare alcune sue espressioni e definizioni sono diventate proverbiali come “società liquida” “amore liquido”, “arte liquida”, “paura liquida”. Bauman ha infatti spiegato il concetto di modernità e postmodernità utilizzando la metafora della liquidità, concentrandosi sull’incertezza che attanaglia la società moderna. In particolare, Bauman ha legato tra loro concetti quali il consumismo e la creazione di rifiuti umani, la globalizzazione e l’industria della paura, lo smantellamento delle sicurezze e una vita liquida sempre più frenetica e costretta ad adeguarsi alle attitudini del gruppo per non sentirsi esclusa. Bauman ha parlato quindi di “omogeneizzazione”, ovvero un processo affine all’omologazione, all’assorbimento passivo dovuto ad usi e consuetudini, a modelli culturali e di condotta prevalenti in un dato contesto sociale.
Da qui la pubblicazione di saggi come “Vite di scarto”, “Dentro la globalizzazione” e “Homo consumens”. Il consumo, nella teoria di Bauman, è l’unico punto di relazione tra gli individui che scontano un processo di “liquefazione” nei legami reciproci e in tutti gli ambiti, dal lavoro all’amore. “Amore liquido” è il titolo di uno dei suoi saggi più fortunati. “Una società può essere definita ‘liquido-moderna’ se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo”, scriveva Bauman in “Vita liquida”.
Il video che proponiamo qui di seguito è invece relativo a una lectio magistralis che il grande sociologo ha tenuto lo scorso novembre 2016 presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci in occasione della mostra “La fine del mondo”, a cura di Fabio Cavallucci, direttore del museo.