Una donna palestinese con il dito puntato verso l’orizzonte. Alle sue spalle, una scia che richiama i colori della bandiera della Palestina: rosso, bianco, verde e nero. È questo il cuore di “Sumud”, la nuova opera della street artist Laika, realizzata sulle navi della Global Sumud Flottilla, in partenza da Barcellona verso Gaza con l’obiettivo di rompere simbolicamente – e fisicamente – l’assedio a cui è sottoposta la popolazione della Striscia.L’arte come testimonianza, la nave come tela
«Qualcuno ha detto che la Global Sumud Flottilla è un fallimento e non sarebbe dovuta esistere: è vero. Non doveva esserci questo terribile genocidio. Ho voluto lasciare una traccia, un messaggio nel posto giusto» spiega Laika che ha scelto come titolo dell’opera Sumud, parola araba che significa “resistenza, fermezza, perseveranza”, già una dichiarazione d’intenti che sintetizza la storia e il presente di un popolo che, nonostante guerre, occupazione e distruzione, continua a esistere, a resistere, a vivere. Un messaggio che prende forma nella figura femminile che campeggia sulla nave: una guida, una madre, un simbolo di dignità che attraversa il mare portando con sé un popolo e la sua lotta. Per Laika, la scelta del soggetto femminile non è nuova: il suo linguaggio visivo ha sempre dato centralità al ruolo delle donne nella resistenza. In “Sumud”, la donna non solo indica la direzione, ma lascia una scia dietro di sé – “una marea di umanità che non si fermerà finché il popolo palestinese non avrà pace e uno Stato”, sottolinea l’artista.



«Un’ondata che si ribella»
La partecipazione di Laika alla Global Sumud Flottilla non si ferma alla singola opera. L’artista ha arricchito le navi con alcuni dei suoi poster più noti, rivisitati per l’occasione e dedicati alla causa palestinese. Tra questi: Liberazione, l’immagine potente in cui una partigiana italiana prende per mano una donna palestinese, in un simbolico passaggio di testimone tra resistenze, Justice 4 Awdah, omaggio all’attivista ucciso a Masafer Yatta da un colono israeliano e Ni Una Menos, il celebre manifesto contro la violenza sulle donne, adattato per esprimere la condizione delle donne palestinesi sotto occupazione.








